RC Auto – Tariffe fuori controllo in ragione dell’alta incidenza dei sinistri, o magari a causa di…

Sono un ex Agente, ora Broker. Al contempo un fruitore di servizi assicurativi ed un consumatore. In tale ultima veste vorrei esprimere il mio parere (o meglio sfogo).

Sono un consumatore preoccupato, sconfortato, confuso e deluso.

Non per la stessa ragione per la quale i miei Clienti, ogni giorno, più che legittimamente, lamentano continui e scriteriati aumenti sulla propria polizza RC Auto (anch’io ho pagato duecento euro annui di aumento senza trarne un particolare piacere).

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Sono preoccupato, seriamente preoccupato: perchè ho l’impressione di non aver del tutto chiara la ragione di tali aumenti che, visti in un’ottica europea, sono del tutto sproporzionati.

Sono sconfortato, seriamente sconfortato: perchè, non vedo all’orizzonte iniziative tese ad apportare correttivi utili alla soluzione del problema.

Prima di arrivare all’analisi del problema, vorrei provare a comprenderne le cause (quantomeno sforzarmi per farlo)…

La stampa racconta di bilanci pesantemente negativi per le Compagnie di Assicurazione e di una situazione – in particolare sulla RC Auto – che presenta una recidiva fino ad ora insanabile, quindi (mi dico):

il mercato assicurativo italiano non è appetibile!

Poi assistiamo, per citarne solo uno per tutti, ad ammiccamenti dalla Francia fra un colosso come la GROUPAMA che mostra interesse al mercato italiano cercando di maritarsi con la FONDIARIA SAI, quindi (mi dico):

il mercato assicurativo italiano è appetibile!

Sono confuso, seriamente confuso (ma non “felice” come nella canzone): quindi cerco un appiglio nelle poche cose che conosco, come fossero una coperta di Linus. Ad esempio il fatto che le Compagnie sono in sofferenza, e sentono di doverlo condividere con:

  • tutti gli assicurati con aumenti delle tariffe importanti, poiché secondo il principio della mutualità (all’italiana) se i cattivi sbagliano o frodano pagano tutti;
  • gli Agenti sotto forma di riduzioni provvigionali e con il decentramento di funzioni e di costi sulle loro spalle a titolo del tutto grazioso;
  • intere famiglie che gravitano attorno alle Agenzie che, nell’ottica dell’abbandono di taluni territori da parte delle Compagnie, vengono liquidate con un grazie tante ed un mi dispiace (di circostanza);
  • i loro stessi soci delle S.p.A. che devono frequentemente ricapitalizzare.

Ma se le Compagnie condividono con tutti questi soggetti il peso della loro sofferenza economica, cosa gli rimane realmente da soffrire? Sicuramente non gioiscono anche loro, visti i numeri che dichiarano (e non ho motivo di dubitare sulla loro veridicità).

Cosa porta i bilanci in rosso delle Compagnie (e di noi tutti che patiamo solidalmente assieme ad esse)?

Sono forse astuti e macchinosi disegni della criminalità organizzata?

Non si può non condividere l’analisi di chi identifica nella azione serpeggiante della criminalità organizzata e della micro criminalità una buona fetta di responsabilità in relazione al problema in questione. Senza però dimenticare che questo è agevolato da:

  1. recidiva: nel nostro paese la recidiva nella commissione di reati non è punita in maniera, a mio avviso, seria. Pertanto delinquere rimane un mestiere ancora redditizio. Una eredità “culturale” ed un “mestiere” trasmissibile da padre in figlio (come si faceva un tempo con le botteghe artigiane).
  2. prescrizione: la prescrizione per taluni reati (in particolare legati alle truffe assicurative) è così breve che non si fa neppure in tempo a costruire il castello (di carte) accusatorio che arriva un soffio di vento che porta via tutto (compresi i reati);
  3. “fenomeno bancomat”: la criminalità fa ricorso, da sempre, alle assicurazioni come fossero il proprio bancomat per i prelievi spiccioli (e spesso non solo). Se si considera il periodo attuale di crisi può essere che il fenomeno si sia acuito in maniera esponenziale (ho usato la parola “crisi” solo per una mera svista, poiché – a detta dei più – trattasi di un ricordo del passato del quale poter sorridere).

Ritengo, peraltro, di non prendere un abbaglio asserendo che questo fenomeno non sia nuovo nel bel paese. C’è sempre stato e forse (purtroppo) ci sarà sempre.

Allora qual’è la novità che ha portato alla rottura degli equilibri?

Sono forse quegli “stupidi furbetti” che, con la complicità talvolta inconsapevole di medici, avvocati, medici legali, periti, giudici di pace (talvolta inconsapevole… tante altre volte no!), lucrano sulle spalle delle Compagnie di Assicurazione?

Ma chi sono gli “stupidi furbetti”? Questa definizione è stata coniata in maniera, ritengo, più che indovinata da chi questo problema lo conosce e lo vive sulla propria pelle: gli Agenti di Assicurazione del direttivo provinciale dello SNA (Sindacato Nazionale Agenti) di Bari. Tale definizione è stata lo slogan di una campagna di sensibilizzazione e di denuncia lanciata nel territorio pugliese dal Dott. Sergio Risolo – presidente provinciale SNA – e dalla sua affiatata squadra. La Puglia assieme alla Campania sono fra le regioni d’Italia maggiormente vessate dal fenomeno.

Gli “stupidi furbetti” non sono addobbati come la fantomatica banda bassotti. Non hanno connotazioni fisiche o socio culturali che possano consentirne l’identificazione. Siamo tutti noi quando – pur non essendo criminali o truffatori – nel momento in cui ci troviamo nelle circostanza di subire un danno su strada, ci sentiamo del tutto LEGITTIMATI (come fosse giusto e doveroso) nel doverci riappropriare di tutti i soldi (con gli interessi) che abbiamo ingiustamente pagato per anni a quel vampiro del nostro Assicuratore.

Come agiamo quando ci trasformiamo in “stupidi furbetti”: aggravando stati patologici o peggio simulando lesioni fisiche inesistenti, o creando dal nulla (o quasi) il presupposto per ottenere una liquidazione per danni materiali all’auto (magari esistenti da generazioni).

Ma quello che non capiamo, agendo in questa maniera è che andiamo contro i nostri stessi interessi, poiché il danno sociale lo paghiamo tutti noi consumatori.

Quindi anche coloro che temporaneamente hanno un beneficio economico, di fatto, contribuiscono al perpetrarsi di questo circolo vizioso che porta agli aumenti tariffari per i quali si sentono legittimati a fare i “robin hood” (a vantaggio di se stessi).

Sicuramente quella fatta dallo SNA di Bari è l’analisi che, a mio avviso, maggiormente si avvicina al problema.

Questo ritengo renda evidente una questione nodale nell’analisi sin qui fatta: il problema, per cercare quantomeno di risolverlo, bisogna conoscerlo da vicino (o ancor meglio sentirlo sulla propria pelle). Non studiarlo su colorati grafici o elaborate tabelle, o sentirne solo parlare da altri.

Ma ancora una volta mi chiedo: siamo davvero sicuri che sia realmente questo il problema?

Ma allora qual’è il problema?

Ritengo che ad oggi sia troppo, troppo facile far ricorso alle assicurazioni come fossero un bancomat, senza necessità di utilizzare espedienti o astute macchinazioni, bensì semplicemente “inserirendo la propria carta” in una falla del sistema: tanto da parte dei criminali, quanto degli “stupidi furbetti”.

Sono certo che in tal senso potrà essere d’aiuto la Banca Dati Sinistri, della quale si è parlato inutilmente per anni e che ora sembra in procinto di decollare. Essa (forse) può agevolare a rendere il “fenomeno bancomat”, quantomeno, più difficile da mettere in atto. Ma anch’essa (da sola) temo possa essere solo una sorta di “accanimento terapeutico”, non la cura.

Eppure mi sorprendo, poichè ho l’impressione che taluni strumenti per risolvere il problema – per certi versi, sebbene migliorabili – già ci siano:

  • Art. 642 Codice Penale. Fraudolento danneggiamento dei beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona. Chiunque, al fine di conseguire per sé o per altri l’indennizzo di una assicurazione o comunque un vantaggio derivante da un contratto di assicurazione, distrugge, disperde, deteriora od occulta cose di sua proprietà, falsifica o altera una polizza o la documentazione richiesta per la stipulazione di un contratto di assicurazione è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.
    Alla stessa pena soggiace chi al fine predetto cagiona a se stesso una lesione personale o aggrava le conseguenze della lesione personale prodotta da un infortunio o denuncia un sinistro non accaduto ovvero distrugge, falsifica, altera o precostituisce elementi di prova o documentazione relativi al sinistro. Se il colpevole consegue l’intento la pena è aumentata. Si procede a querela di parte.
  • Art. 640 Codice Penale. Truffa.
    Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032. …omissis…
    Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze previste dal capoverso precedente o un’altra circostanza aggravante.
  • Codice della strada (Dlgs 285/1992): è un caso che proprio nelle regioni nelle quali la questione sinistri è radicata in maniera recidiva, il codice della strada sia una opinione (più o meno condivisibile)?

Ma le Compagnie perseguono sistematicamente i reati di cui all’art.640 c.p. e 642 c.p., o si limitano a non pagare il sinistro?

La gente, gli “stupidi furbetti” sanno che corrono un rischio sulla propria pelle di subire azioni penali? Ma esiste realmente questo rischio? O è solo un caso fortuito nel quale inciampano solo i più sprovveduti (come magari possono pensare in tanti)?

Conclusioni

Sono deluso, fortemente deluso: perchè tutti si lamentano per questo problema e nessuno propone soluzioni percorribili, o peggio mette in atto le soluzioni esistenti (o fa pressione a livello di Lobby affinchè sia fatto).

Come se…

Come se, per assurdo, le stesse Compagnie che sbandierano quei numeri di bilancio apocalittici, quasi quasi, infondo infondo, stiano approfittando per riorganizzare il sistema Agenzie (ricordo male o prima che iniziasse questa ecatombe, in punta di piedi, le Compagnie hanno lanciato le loro simpaticissime Compagnie Telefoniche a costo quasi zero… ed a servizio zero!).

Come se, per assurdo, ai vari governi che si sono succeduti nel tempo, quasi quasi, infondo infondo, proprio schifo non ha fatto avere un gettito fiscale importante dalle polizze RC Auto. Quindi, magari, risolvere il problema sarebbe voluto dire (e vorrebbe tuttora dire) il venir meno di risorse sicure, facili, senza far ricorso a tasse (che fanno perdere preferenze e voti).

Vorrei…

Vorrei, da consumatore, non dover sempre tenere il capo chino e pagare per l’imbecillità di chi ritiene di arricchirsi in mio danno senza che corra il rischio di dover un giorno SALDARE IL CONTO!

Vorrei da cittadino, che nella splendida Bari, assieme al resto della Puglia e delle altre regioni del Sud classificate come “calde” non solo dal punto di vista climatico ma soprattutto delle problematiche legate alla RC Auto, tornino (o inizino) a diventare percorribili le strade con meno pericoli per la circolazione.

Vorrei da italiano che il governo intervenga con serietà nell’affrontare la questione sollevata, in considerazione del fatto che il costo della polizza RC Auto è diventato insostenibile per le famiglie.

Vorrei da intermediario assicurativo che la gente non ci vedesse come dei meri gabellieri bensì come amici che ti aiutano a trovare la soluzione migliore rispetto alle esigenze di tutela, come dovrebbe essere sempre (anche nel caso della RC Auto).

Morale:

Meno furbi, premi più giusti!

Autore: Filippo Moschetti
12/03/11